ARCHITETTURA, DEMOCRAZIA E PARTECIPAZIONE CITTADINA

Non scopriamo nessun segreto se affermiamo che l`architettura (o almeno quello che ne é rimasto) è da sempre collegata al potere, sia politico che religioso.
Così é stato ed é tutt’oggi nonostante tutti i cambiamenti avvenuti, almeno apparentemente, nelle societá di tutto il pianeta.

Nel secolo XIX, a seguito degli importanti movimenti sociali predemocratici, si inizió una modifica per cui l`architettura si separó dai poteri e si mise al servizio delle comunità, dove stava nascendo un ordine sociale diverso e più egualitario.

La società si rendeva conto che l`architettura doveva rispondere alle domande sociali tanto o in maniera maggiore che a quelle che si possono chiamare tradizionali, dove l’architettura rispondeva solo ad una rappresentazione costruita dal potere.

Senza dubio solo all’inizio del ventesimo secolo alcuni governi e Comuni di paesi con una profonda tradizione democrática iniziarono di forma pianificata e sistematica lo sviluppo di un’architettura “per il popolo”, con progetti e costruzioni che rispondevano alle necessitá reali delle popolazioni.

É così che in Olanda, Austria, Germania etc. sono cresciuti quartieri che includevano non solo case ma anche dotazioni pubbliche e infrastrutture e che erano i pionieri di quelli che piú avanti si sarebbero sviluppati nel resto dei paesi del nostro intorno culturale e sociale.

Questa dinámica, che è risultata essere una vera conquista democratica dell’ architettura, che passava dalla mano dei potenti a quella degli utenti (o perlomeno a quella dei loro rappresentanti democratici) si stá perdendo a seguito della rivoluzione liberale inizata alla fine degli anni 70,

La promozione pubblica di case popolari, la creazione di insediamenti urbani per persone a basso reddito e la costruzione di piccole infrastrutture locali, tende oggi a scomparire, mentre ritorna con forza l`architettura del potere, sia economico che politico, l`architettura della rappresentazione e dello spreco che, senza tenere in conto le neccesità della gente a cui dovrebbe servire, è di solito un simbolo dello status económico di chi promuove i progetti.

Giá non importa l’utilitá ma solo l’apparenza, cosí in pochi anni abbiamo visto crescere in abbondanza musei, sale per concerti, grandi complessi corporativi che hanno tutti un denominatore comune: il loro costo astronomico che in un modo o nell`altro, abbiamo finito per pagare con le nostre tasse.

Possiamo chiederci: fino a quando gli architetti, come parte di una vera società democrática, continueranno a seguire il gioco dei potenti che fanno dell`architettura una moda o un utensile dei loro obiettivi che non sempre sono trasparenti?. Quando ci sará un`architettura democratica e partecipativa, in cui almeno le opere pubbliche siano fatte secondo criteri democratici ? Questa società che si chiama democratica sarà capace di soportare per lungo tempo questo sproposito ?

Non si puo consentire che i concorsi d`architettura, specialmente i grandi concorsi, siano giudicati da giurie che non rappresentano i cittadini ma sé stessi in quanto titolari di cariche politiche o di supposto prestigio,

Nonstante ció dobbiamo puntare più in alto fino ad ottenere che tutti gli architetti abbiano le stesse opportunitá di partecipare a concorsi pubblici, che le giure vengano formate da una rappresentanza delle associazioni di cittadini o quanto meno da membri eletti da loro, che la spesa economica sia controllata da agenzie neutrali che non permettano lo spreco di fondi e, quando siano stati stabiliti gli obbiettivi, si possa avere una visione economica e si possa considerare il valore che una bella opera di architettura, anche piccola, dá alla cultura della comunità.

Non sembra sia difficile intravedere che solo la legittima e necessaria participazione dei cittadini in modo democratico e responsabile, restituirá all’architettura il valore e il prestigio che in grande misura ha perso, e le concederà il timbro di autenticità con il quale rimangono nella storia gli obbiettivi che si sono raggiunti nelle autentiche società avanzate.

Per questo compito in sospeso non solo i nostri rappresentati politici e naturalmente tutti i cittadini, ma soprattutto gli architetti e particolarmente i grandi studi d`architettura, devono smettere di comportarsi come “lobbies” al servizio e obbedienza dei grandi poteri per diventare modelli di comportamento etico e di responsabilità corporativa.

Enrique Fombella, 25 febraio 2017